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Festa della Madonna del Pollino
Festa della Madonna del Pollino
San Severino Lucano (PZ)

Venerdì e sabato precedenti la prima domenica di luglio

Situato al confine tra la Calabria e la Lucania, il santuario della Madonna del Pollino accoglie il pellegrinaggio di migliaia di fedeli da entrambe le regioni. In questa occasione è ancora possibile ascoltare straordinari suonatori di zampogna, tamburello e organetto, che a loro modo rendono omaggio alla Madonna con suoni, canti e balli tradizionali miracolosamente rimasti intatti nonostante il rapido mutare dei tempi. Si narra che qui vi sia stata un'apparizione miracolosa della Vergine a un pastore. Questi avrebbe raccontato l'evento a due donne, una delle quali aveva il marito ammalato, e insieme si sarebbero recati sul luogo chiedendo un segno della presenza divina. Dalla terra uscì uno zampillo d'acqua nei pressi di una grotta, all'interno della quale trovarono una statuetta della Madonna. Al ritorno a casa la donna trovò il marito completamente guarito e così decise di far costruire una cappella sul luogo del ritrovamento. Da allora costante fu l'afflusso di pellegrini, i quali portano in segno di devozione ceri ed ex-voto e non di rado salgono fin quassù (il santuario è situato ad oltre 1500 metri di quota) a piedi, nonostante che ora vi sia una comoda strada asfaltata. Una volta giunti è usanza compiere tre giri intorno al santuario, dopodichè molti si accingono a passare qui la notte in improvvisate capanne, intorno alle quali si arrostiscono carni di pecora o di capra. Vi è anche chi dialoga con la statua della Madonna, parlandone a voce alta per chiedere una grazia, in un'atmosfera di intensa carica emotiva.
Buona parte della notte viene passata intonando canti religiosi, oppure s'improvvisano danze intorno al fuoco.
Sabato mattina, dopo le cerimonie religiose, la statua è messa all' "incanto" e i vincitori acquisiscono il diritto di portarla in processione.



Sfilata dei Turchi
Potenza (PZ)

29-30 maggio

Come sia possibile che San Gerardo, nato nel 1726, abbia potuto salvare la città di Potenza da una invasione dei pirati saraceni può chiarirlo solamente la complessa e contorta agiografia popolare, non di rado in contrasto con quella ufficiale. E' tuttavia a questo santo che è dedicata la festa durante la quale si svolge la "processione dei turchi". Su muli e cavalli sfilano i guerrieri che rappresentano gli angeli (furono appunto loro, mandati dal santo, a svegliare le sentinelle che poterono così dare l'allarme e sventare l'incursione). Seguono poi i cavalieri saraceni che precedono il cocchio del gran Moro, chiamato giuvuddine pascià, comodamente seduto e intento a fumare il suo narghilè. Sfila poi la galea, una grande nave semovente sulla quale si trovano la ciurma, che finge di remare, e un giovane che impersona San Gerardo. In coda alla processione c'è un tempietto illuminato detto cirio, composto di tre piani sormontati da una grande croce, dove è collocato un quadro del santo. Intanto da balconi e finestre piovono sul corteo i pipli, profumati rami fioriti di ginestra.


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