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“Pizza D’A…Mare”
Molo della Marina di Meta Meta (NA)
17-21 luglio 2006 dalle 19 alle 24
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Seconda edizione di “Pizza D’A…Mare”, sul molo della Marina di Meta
Ingresso gratuito · Servizio navetta dalla stazione della Circumvesuviana
Comune di Meta e Pro Loco“Terra delle Sirene”
Trenta pizzaioli con dieci forni, di cui uno disponibile tutte le sere per le pizze senza glutine, prepareranno gustose pizze non solo margherita; sarà possibile avere fritture, deliziosi dolci tipici napoletani ,angurie e assaggi di formaggi locali.
Parteciperà la squadra vincitore del titolo mondiale al campionato di Salsomaggiore 2006 di free style.
Le serate saranno allietate da spettacoli di canzoni della tradizione e repertori di musica napoletana, cabaret.
Infine… l’ultima sera fuochi d'artificio!
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Sagra dei Gigli
Nola (NA)
22 giugno se domenica, o la domenica successiva.
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La festa dei Gigli ha origine il 26 Giugno di un anno non precisato del V° secolo.
In quel giorno S.Paolino tornava dall'Africa dopo aver riscattato con la sua persona l'ultimo ostaggio, il figlio di una vedova, che era ancora nelle mani dei banditi. Gli altri li aveva riscattati dando tutti i suoi beni.
Fu accolto sulla spiaggia di Oplonti (oggi Torre Annunziata) dal popolo nolano con in testa i gonfaloni delle corporazioni di mestieri. Tra le mani la gente portava fiori (gigli) raccolti nelle campagne.
Forse gia' dall'anno successivo si ripete' l'avvenimento per ricordare l'eroico gesto del Santo.
Con il passare degli anni e dei secoli i gigli furono dapprima portati su legni, poi su cataletti quindi su torri in legno tanto alte che verso il XVII secolo il Vescovo e' costretto a darne la benedizione in piazza perche' troppo alte per portarle nel Duomo. Si arriva così ai giorni nostri, con torri in legno alte anche 30 metri ricoperte di cartapesta, che sviluppano temi storici, religiosi o di attualita'.
Il numero dei gigli e' otto, in ricordo del numero di delegati che accolsero S.Paolino, e sono: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Barca (con sopra S.Paolino e "o' Turco" che accompagno' il Santo in patria), Beccaio, Calzolaio, Fabbro, Sarto.
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Festa della Madonna della Pace
Giugliano (NA)
Prima domenica dopo Pentecoste
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La festa inizia alla vigilia di Pentecoste e termina la domenica della SS. Trinità. E' in quest'ultimo giorno che si svolge una processione nel corso della quale una statua della Vergine che tiene il Cristo morto tra le braccia, viene portata su un carro trainato da buoi riccamente adornati. I balconi sono addobbati con tappeti e fiori e per tutto il tempo suonano le campane a festa, mentre la gente getta petali e boccioli verso il carro. Una caratteristica che rende spettacolare questa festa è tuttavia il "volo dell'angelo", che si ripete all'uscita e al rientro del simulacro dal santuario dove è conservato. L' "angelo" è una bambina di circa sette anni, vestita di bianco, con ali lucenti sulle spalle e un mazzo di gigli in mano che viene agganciata a una fune sotto la quale scorre per mezzo di una carrucola a venti metri da terra. Una volta fattasi il segno della croce, la bimba è spinta da un balcone e veleggia nell'aria gettando fiori e coriandoli sulla folla sottostante, che trattiene il fiato e la segue con gli occhi rivolti al cielo. Il suo breve volo termina sul carro dove è sistemata la statua della Madonna. Lì deposita incenso e gigli e infine è nuovamente issata verso un altro balcone. All'origine della festa vi è una leggenda in cui si narra che una statua della Vergine sia stata ritrovata nelle campagne di Cuma e quindi portata in paese dai marinai. E' tuttavia arduo mettere in collegamento questa leggenda con il "volo dell'angelo>" così come si svolge oggi e anche in questo caso vi è abbondante materia di studio per etnologi e studiosi.
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Festa di San Gennaro
Napoli (NA)
19 settembre
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L'identità di un santo con questo nome è controversa, anche se la sua presenza nella cultura popolare napoletana è così reale e radicata da poter fare a meno di ogni supporto storico. La tradizione vuole che una donna abbia raccolto il sangue del martire Gennaro, vescovo di Benevento, in due lacrimatoi conservandoli poi presso di sé. Quando nel 313 l'imperatore Costantino ebbe dato pace alla Chiesa, un vescovo napoletano trasportò le ossa del santo dall'Agro Marciano a Napoli e si dice appunto che in tale occasione la donna gli abbia consegnato le ampolline con il sangue. Proprio allora sarebbe avvenuta la prima liquefazione, che poi si sarebbe ripetuta in varie occasioni. Il prodigio può avvenire tuttora in almeno tre date: la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre. I rapporti fra la popolazione e il santo sono gestiti (ai giorni nostri tuttavia in modo meno "ufficiale" che in passato) da un gruppo di donne anziane, dette le "parenti" del santo, che amano dirsi discendenti della nutrice del taumaturgo. Esse in queste occasioni si assumono il compito di elevare le loro implorazioni affinchè questi compia il presunto miracolo con grida ora di supplica, ora di minaccia. Quando la liquefazione tarda a realizzarsi arrivano a lanciare coloriti rimbrotti in vernacolo che possono giungere fino all'insulto, a prova della confidenza "parentale" che hanno con lui. Straordinaria è l'emotività che suscita l'evento tra la folla di fedeli, che vedono in esso il rinnovarsi di un patto di protezione e senza il quale temono lo scatenarsi di sventure. Dal modo in cui avviene il miracolo si traggono presagi per i mesi futuri e indicazioni per i numeri da giocare al lotto. Fuori della chiesa numerose bancarelle vendono dolciumi e noccioline, oltre alle caratteristiche statuette del santo e dalle case sventolano migliaia di bandierine di carta. La notte poi i "botti" esprimono la soddisfazione della popolazione rassicurata.
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Processione dei Misteri e del Cristo Morto
Procida (NA)
Venerdì Santo
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L'organizzazione della festa si deve alla confraternita dei Turchini, ma la partecipazione popolare è molto sentita. Per mesi gruppi di persone si dedicano con zelo e profonda devozione all'allestimento dei Misteri, fantasiose costruzioni in cartapesta che rievocano episodi della storia sacra e che saranno poi portate in processione la sera del venerdì santo. Il corteo è aperto da una croce, cui fanno seguito i Misteri, portati a braccia su palchetti dagli stessi artefici. Seguono poi le "crocette", bambini indossanti una casacca turchina che sostengono sulle spalle una piccola croce. Altri bambini prendono il nome di "catene", perché trascinano al suolo piccole catene. Avanzano infine gruppi di confratelli che recano delle torce e robusti isolani che portano a spalla alcuni gruppi statuari provenienti dalle varie chiese e raffiguranti: la Crocefissione, i ladroni, la Vergine addolorata, San Pietro e il gallo. L'ultima statua è quella del Cristo morto, opera di uno scultore settecentesco che si vuole essere stato un ergastolano. La statua avanza lentamente al suono di una marcia funebre, seguita dalla popolazione immersa in un autentico e sommesso cordoglio. I bambini, vestiti a lutto, sono portati in braccio dai padri e l'atmosfera è di intensa e coinvolgente partecipazione al dolore per la morte del Cristo.
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I Battenti di Madonna dell'Arco
Sant'Anastasia (NA)
Lunedì di Pasqua e lunedì in Albis alla Madonna dell'Arco
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Ben due narrazioni leggendarie si pongono all'origine di questo rituale di fede che coinvolge migliaia di devoti provenienti da tutta la Campania al punto da farne la festa più popolare dell'intera Regione. La prima risalirebbe al 1450. Si narra che un lunedì di Pasqua alcuni giovani si erano recati in collina in una località denominata Arco (a causa della presenza degli archi di un antico acquedotto romano) per giocare a pallamaglio. Il campo era collocato all'ombra di un tiglio, nei pressi di un'edicola dove era custodita una Madonna col Bambino. Uno dei giocatori ebbe uno scatto di nervi per un tiro sbagliato e bestemmiando gettò la palla contro l'effige della Vergine, che subito cominciò a sanguinare da una guancia. La notizia si diffuse e giunse all'orecchio del conte di Sarno che fece immediatamente impiccare il colpevole del gesto sacrilego. Da quel giorno nacque il culto della Madonna dell'Arco, che fu poi rafforzato da un secondo miracolo avvenuto nel 1589. Una donna che si era recata a Pomigliano per chiedere la grazia di far guarire il marito, indispettita dall'aver perso un maialino che aveva con sé, gettò a terra l'ex voto che aveva portato per offrirlo alla Madonna e lo calpestò. Il marito la ammonì dicendole che sarebbe stata punita per quanto aveva fatto e infatti subito i piedi le si gonfiarono divenendo neri e nel giro di pochi minuti si staccarono dal suo corpo. Sono ancora visibili in una teca di ferro collocata nel santuario. I protagonisti di questa festa sono i fujenti, ovvero battenti, penitenti che giungono a piedi nudi portando pesanti ceri devoti e caratteristiche costruzioni in cartapesta dalle fogge più varie e fantasiose che prendono il nome di toselli. Sono riuniti in varie associazioni e sorreggono degli stendardi su cui sono appese le offerte in denaro dei fedeli. I pellegrini, accompagnati da bande musicali, indossano vesti bianche con una fascia azzurra trasversale e un cordone rosso stretto sui fianchi. L'ultimo pezzo di strada prima di arrivare al santuario è effettuato di corsa e poi gli ultimi metri carponi, con ripetuti inchini e battute sul petto. Sono frequenti scene di commozione intensa con pianti, svenimenti, convulsioni e grida al limite dell'isteria da parte dei devoti che sperano di ottenere la grazia. Altri, che l'hanno già ottenuta, portano delle tavolette di cera (ex voto) per ringraziare la Madonna. Al termine del pellegrinaggio si organizzano gruppi danzanti sia nelle vicinanze del santuario, sia nei paesi vicini, si fanno gare e si premia il tosello più bello. Oggi i comportamenti più esasperati all'interno del tempio sono attivamente repressi da parte della Chiesa, ma è ancora altamente impressionante la scena che si offre agli occhi dei visitatori.
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Panorama di Meta
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VERDE META: Fine Estate in Costiera tra Fiori e Sapori
Giardino degli Agrumi di Meta di Sorrento Meta (NA)
22-23-24 Settembre 2006
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La prima edizione della mostra mercato è ben inserita nei programmi speciali di sviluppo “Costiera dei fiori” e “Sapori di Campania” promossi dalla Regione Campania.
Nel suggestivo “Giardino degli Agrumi” di Meta, già di per sé “vetrina espositiva”, vivaisti provenienti da tutte le regioni italiane, ed in particolare alcuni produttori campani di piante rare e insolite, già presenti in altre mostre mercato non solo locali ma anche europee, presenteranno le loro “creazioni”.
I produttori sorrentini faranno degustare le specialità alimentari, che oramai sono il “simbolo” della Costiera: il limoncello, il fiordilatte, le noci; mentre gli artigiani locali valorizzeranno i loro prodotti tipici quali le ceramiche, i merletti, gli oggetti in legno, nello splendido scenario del giardino degli agrumi.
Altre proposte collaterali saranno di supporto alla mostra mercato.
Due percorsi, uno naturalistico e l’altro del gusto, offriranno al visitatore una “Costiera diversa”. Attraverso i sentieri de “La Limonaia”, “L’uliveto”, “Il noceto”, si apriranno scenari panoramici mozzafiato, si potrà rivivere il fascino della vecchia Meta, con visite alla limonaia, all’uliveto ed al noceto, ancora tutti quanti produttivi; sarà infine possibile gustare in alcuni ristoranti i piatti tipici, che vedranno co-protagonisti i fiori.
Sarà un appuntamento sicuramente piacevole per tutti i visitatori che vorranno trascorre un fine settimana in Costiera, conosciuta oramai in tutto il mondo per le sue bellezze archeologiche e naturali.
COME RAGGIUNGERE META SORRENTO
Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria. Uscita Cstellamare di Stabia, seguire le indicazioni per costiera sorrentina. Meta dista circa 45 km da Napoli, e 50 km da Salerno. In treno da Napoli: Stazione Porta Garibaldi, Linea Circumvesuviana in direzione di Sorrento. Fermata Meta di Sorrento.
Leggi il Programma 2006
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