|
|
|
MITI & LEGGENDE
|
VAL BADIA
|
BZ
|
|
|
|
Il calzolaio e i nani
Val Badia (BZ)
|
Tutta la Val Badia è uno scrigno scintillante di leggende: vi si parla di valorosi cavalieri che, fra gole rocciose ed impervi dirupi, combattono terribili duelli con mostri e draghi paurosi, vi si parla di streghe malvage che, dall'alto di inaccessibili rocce (Sass di Stria) tengono sotto il loro dominio strade e campagne. Altre leggende narrano di nani misteriosi dalla lunga barba bianca, che, nottetempo, amano entrare, non visti, nelle case degli uomini. Sono buoni e gentili questi nanetti; essi aiutano i bisognosi e, dove entrano, se rispettati, portano benessere ed agiatezza. Così come capitò un giorno a Toni, un buon uomo di quei paesi. In valle tutti conoscevano Toni, il calzolaio. Era un uomo laborioso, onesto, esperto del suo mestiere. Non erano tempi di abbondanza, quelli, ed egli doveva lavorare molto per avere sulla sua povera mensa, accanto al nero pane di segale, anche un po’ di magro companatico. Una sera Toni s'era attardato più del solito nella sua bottega e, prima di uscire, aveva deposto sul deschetto tutto l'occorrente per fare un paio di scarpe: tomaie, cuoio, spago, chiodini, pece. Ma quale non fu la sua sorpresa quando, al mattino seguente, trovò le scarpe già fatte. Si guardò attorno trasecolato, non sapendo credere ai propri occhi. Osservò le scarpe, le toccò, se le rigirò fra le mani; si, si, erano proprio scarpe vere, quelle; non era un sogno il suo! Si sedette al deschetto per lavorare. Un turbine di pensieri gli sconvolgeva la mente, ma una domanda, soprattutto, lo assillava. Chi aveva fatto le scarpe? Solo alla moglie, in gran segreto, confidò il fatto misterioso e con lei, donna accorta e coraggiosa, decise sul da farsi. «La prossima notte - disse - mi nasconderò nella bottega e vorrò vedere coi miei occhi chi viene a fare le scarpe». La sera, dopo cena, preparò sul deschetto il necessario per un nuovo paio di scarpe e stette ad attendere. Lentamente il buio invase ogni angolo della bottega; gli sembrava che in quel silenzio greve ed opaco, le ore non passassero mai. Si sentì prendere da un'oscura paura; strane immagini di maghi, di streghe e di folletti gli affollavano la mente, da farlo quasi vaneggiare. Non seppe resistere oltre, lasciò la bottega e tornò a casa. Alla moglie, che lo attendeva, disse di non sentirsi bene e la pregò di prendere, lei, il suo posto. La donna non ci pensò due volte: andò. Si rannicchiò dietro la stufa e stette a vedere ciò che sarebbe successo. Il vecchio orologio a pendolo segnava con il suo monotono battito il trascorrere delle ore: tan, tan, tan … A mezzanotte la porta si aprì: due omini piccini e seminudi apparvero sulla soglia. Erano nani. La donna trattenne il respiro. Avanzarono guardinghi, dondolando le piccole lanterne accese. Si sedettero al deschetto e cominciarono a lavorare di lena. In capo a due ore ogni nano aveva finito una scarpa. Le misero insieme sul banco, ripresero le loro lanterne e, silenziosi com'erano venuti, se ne andarono. Era ancora notte, quando la donna tornò a casa. Seduta accanto al camino, non si stancava di raccontare al marito la strana avventura. «Dobbiamo essere grati ai buoni nani che ci hanno fatto del bene» concluse la buona donna. Chissà di dove venivano e quanta strada avevano percorso nella notte fredda e buia, così ignudi e piccolini!» Comperarono subito due vestiti per i nani e, venuta la sera, li portarono in bottega e li misero bene in vista sul deschetto. I nani vennero, indossarono i vestiti, ma non tornarono più… I nani non abbandonarono la Val Badia. Nelle chiare notti estive, quando l'incanto del plenilunio trasforma le guglie delle Dolomiti in bianchi e meravigliosi castelli, furono visti i nani giocare a nasconderello con altri nani, là sulle crode della Val de Mesdì e delle Conturines, sulle cenge della Varella e del Sassongher, sui verdi profumati pascoli dell'Armentara e della Putia e in riva ai carri, tranquilli, azzurrissimi laghetti di Fanes, di Lagazuoi e di Valparola. Certamente di lassù, dalle loro ben guardate dimore, i nani scesero altre volte fra gli uomini della valle, entrarono ancora nelle loro case basse e scure e ancora, e sempre, si dice, lasciarono un dono a coloro che seppero accoglierli senza tradirli con la loro molesta curiosità
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|