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Foto d'epoca di un pastificio gragnanese
Paccheri di Gragnano
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Pasta di Gragnano
Zona Tipica: Gragnano (NA)
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Gragnano è definita la Città dei Maccheroni grazie alle condizioni microclimatiche ed alle conoscenze professionali tramandate di padre in figlio. Famosa nel mondo per la qualità dei sui maccheroni fin dall'inizio dell' 800 quando si contavano oltre 70 pastifici. Partendo ancora oggi, dalla semola ottenuta dai grani duri più adatti al tipo di processo produttivo e dopo l' impasto con acqua (dalle sorgenti delle pendici del Monte Faito) e la trafila al bronzo (per avere la necessaria rugosità superficiale), è l' essiccazione la fase produttiva responsabile in massima parte della qualità finale della pasta ed in particolarità del sapore che la rende subito riconoscibile al gusto. Necessario per la sua conservazione, che la pasta "matura lentamente" grazie ad un' attività batterica tanto più rigogliosa quanto più blando è il trattamento termico a cui viene sottoposta e quindi quanto più lungo è il tempo di essiccazione: avvengono processi di fermentazione che danno origine, fra le altre sostanze, ad acidi organici (in particolare acido lattico) e composi aromatici, il cui riconoscimento, all' analisi sensoriale, ci consente di distinguere ed apprezzare la pasta artigianale.
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 I.G.P.
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Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino
Zona Tipica: Agro Nocerino-Sarnese e parte dell'Agro Nolano e della Provincia di Avellino
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La pianta da cui deriva questo pomodoro deve avere fogliame ben ricoprente le bacche, maturazione scalare e bacche acerbe con “spalla verde”. La bacca del prodotto fresco idoneo alla pelatura deve essere prevalentemente biloba a forma allungata parallelepipeda tipica, con lunghezza di circa 60-80 cm., non deve presentare peduncolo, deve essere del colore rosso tipico della varietà.
: www.consorziosanmarzano.it
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Lacryma Christi del Vesuvio
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Lacryma Christi del Vesuvio
Zona Tipica: Pendici del Vesuvio
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Vini nati sui declivi del Vesuvio. Il nome è derivato dalla leggenda che Dio, riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo asportato da Lucifero, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacryma Christi. Vino dalla forza magra e delicata che sfuma in aromi di erbe selvatiche.
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Babà
Zona Tipica: Provincia di
Napoli
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Dolce imbevuto di rhum ormai nella tradizione napoletana ma di origini più lontane: il re Stanislao Leszczynsky di Polonia, suocero di Luigi XV di Francia esiliato in Lorena dopo la sconfitta nella guerra di successione polacca del 1733-38, cercò di migliorare il dolce tipico lorenese, il "Kugelhupf", imbevendolo di rhum e lo chiamò Alì Babà perché era un appassionato delle "Mille e una notte". Il dolce arrivò a Napoli al seguito dei Borboni, perdendo per strada la prima parte del nome.
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Struffoli
Zona Tipica: Provincia di
Napoli
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Composti da palline di farina, zucchero e anice, ricoperte da miele e confetti vari. La tradizione li fa risalire alla fondazione di Partenope. Venivano preparati nei Conventi, dalle Suore di vari Ordini, e portati in dono alle famiglie dei nobili più caritatevoli. Era un dolce di rito nei grandi banchetti natalizi. Qualcuno vorrebbe attribuire agli struffoli qualità afrodisiache.
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I presepi di San Gregorio Armeno
Zona Tipica: Via San Gregorio Armeno Napoli (NA)
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Tradizionalmente la Via di San Gregorio Armeno, nel pieno centro di Napoli, rappresenta il punto di riferimento per chi ama il presepe. Le statuine presenti sono diverse per dimensioni e pregio e raffigurano, oltre i tipici personaggi del presepe napoletano, i personaggi della cultura contemporanea napoletana e italiana (Totò è ancora il più rappresentato). Negli ultimi anni si è molto ampliata anche l'offerta di accessori spesso estremamente accurati, realizzati a partire da oggetti quotidiani che diventano i componenti di un'architettura fantastica ma perfettamente rispondente alle tradizioni.
Sono presenti anche tutti gli attrezzi ed i materiali per chi il presepe lo costruisce da sé, dal sughero alle foglie secche, alle teste ai corpi delle statuine ancora da realizzare, e non mancano gli elementi tecnologici, come i giochi d'acqua e i finti fuochi.
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Putipù
Zona Tipica: Provincia di
Napoli
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Il putipù - detto anche “caccavella” o “cupa-cupa”- è un tamburo a frizione, in quanto il suono viene ottenuto sfregando con una pezzuola imbevuta di acqua un’asta fissata al centro della membrana di pelle del tamburo (quest’ultimo, formato da un recipiente qualsiasi avente funzione di cassa armonica). Il suono cupo e grottesco, ha dato luogo alle varie sue denominazioni di chiaro significato onomatopeico.
Il putipù ha funzione rituale e viene suonato in determinate occasioni “cerimoniali” del calendario agricolo invernale: Capodanno, Carnevale, settimana santa. In queste occasioni, presso le comunità agro - pastorali, gruppi di cantori e suonatori questuanti girano per le case del paese e nella campagna porgendo gli auguri e chiedendo in cambio dono alimentare.Questo strumento trova impiego anche nell’accompagnamento della “tarantella”,della “tammurriata”, del canto e nelle feste di Piedigrotta.
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Scetavajasse
Zona Tipica: Provincia di
Napoli
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Strumento composto da due bastoni di legno: uno liscio, generalmente arrotondato, si impugna con la mano sinistra ad una estremità, poggiandone l’altra sulla spalla o sul petto; l’altro, dentellato (tipo onde marine più o meno accentuate o a denti di sega) su circa 2/3 della lunghezza, generalmente a forma squadrata, si impugna con la mano destra (come se fosse un archetto di violino) e si sfrega con forza sul primo. Il bastone dentellato ha dei piattini di latta fissati superiormente.
Usato da solo (nelle melodie di ispirazione marinara), si ottenevano, con lo scuotimento dei piattini, atmosfere suggestive evocanti le onde del mare. Entrambi i bastoni sono ornati con vivaci nastrini colorati e, a volte, con lavori d’intarsio e piccole sculture.
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Triccheballacche
Zona Tipica: Provincia di
Napoli
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Detto anche Tric–Ballac o Triccaballacca. Strumento a percussione e a scuotimento.
E’ formato da 3 barre di legno (tonde, squadrate, tornite o altrimenti lavorate), alla cui sommità sono applicati, trasversalmente, altrettanti cilindri di legno, formando così 3 martelli. Inferiormente, sono fissati, con chiodi o perni, all’interno di una base scanalata, mentre superiormente sono inseriti in una intelaiatura che ne limita le oscillazioni. Sul lato esterno dei martelli laterali (e a volte sulla testa del centrale), sono applicati dei piattini di latta.
Il Triccheballacche viene usato per scandire il ritmo e si suona facendo cozzare i martelli laterali, che sono mobili (impugnandoli al di sotto della testa), contro il centrale, che è fisso. Scuotendo lo strumento, in modo da far vibrare i soli piattini di latta, si ottiene una specie di fruscio (evocante il sussurrio del mare), sfruttato per creare atmosfere marine o comunque sentimentali. Viene spesso decorato con nastri colorati, fiocchi, lavori d’intarsio e piccole sculture. La sua altezza varia dai circa 30 centimetri dei più piccoli, ai quasi 2 metri dei più grandi, con l’immaginabile variazione d’altezza e d’intensità dei suoni producibili.
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Carte da Gioco Napoletane
Zona Tipica: Napoli e Italia meridionale
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Mazzo composto da 40 carte che ha raggiunto l'aspetto attuale forse nella seconda metà dell'800; la pettinatura e i grossi baffi che portano molti personaggi (soprattutto i re) era tipica di quegli anni.
I Denari hanno un motivo a stella, con minuscole facce su ciascuno dei segni; sull'asso appare un'aquila a due teste (in tutti gli altri stili meridionali è a testa singola). Sul 3 di Bastoni appare una faccia baffuta, il 5 di Spade mostra scene da una semina; il cavallo dello stesso seme è un Moro, che indossa un turbante e tiene in mano una scimitarra. Il mazzo è a testa singola.
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